( fonte Gazzetta dello Sport)
Le proprietà medicinali della curcuma sono note da millenni il suo principio attivo, la curcumina, è stato oggetto di numerosi studi per le sue potenziali proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e antibatteriche. La scienza moderna sta ora indagando su nuove applicazioni terapeutiche di questa sostanza naturale, con risultati davvero molto promettenti. Un recente studio condotto dalla Shanghai Jiao Tong University si è concentrato in particolare sul potenziale della curcumina come coadiuvante nella terapia contro le infezioni da Mycobacterium abscessus, un batterio molto resistente agli antibiotici. E i risultati potrebbero dare nuova speranza ai pazienti immunodepressi.
LO STUDIO SULLA CURCUMA COME ANTIBATTERICO— Il Mycobacterium abscessus è un patogeno strettamente correlato al batterio responsabile della tubercolosi e si distingue per la sua elevata resistenza agli antibiotici convenzionali, il che rende le infezioni che provoca particolarmente difficili da trattare ed eradicare. Questo microrganismo può causare infezioni polmonari gravi nei pazienti con sistemi immunitari compromessi, per esempio quelli affetti da fibrosi cistica o sottoposti a trattamenti immunosoppressivi e chemio. L'idea alla base dello studio della Shanghai Jiao Tong University è stata quindi: perché non sfruttare la curcumina per migliorare l’efficacia delle terapie esistenti? I ricercatori l'hanno usata per potenziare l’azione della bedaquilina, un antibiotico utilizzato per il trattamento della tubercolosi e di altre infezioni micobatteriche. I risultati ottenuti suggeriscono che l'aggiunta di curcumina nella terapia potrebbe migliorare drasticamente il decorso dell'infezione.
GLI ESPERIMENTI— I test su modelli animali immunodepressi hanno confermato i risultati. Nei topi trattati con la combinazione di curcumina e bedaquilina, la riduzione della carica batterica è risultata maggiore rispetto a quella ottenuta con la sola somministrazione dell’antibiotico. Ciò indica che la curcumina potrebbe non solo potenziare l’efficacia del trattamento, ma anche contribuire a ridurre il rischio di recidive.
Chiaramente, ci vorranno ulteriori ricerche per comprendere appieno i meccanismi alla base dell’interazione tra curcumina e bedaquilina, e per valutare il profilo di sicurezza ed efficacia di questa combinazione nei pazienti umani. Se confermati, tuttavia, questi risultati potrebbero aprire la strada a nuove opzioni terapeutiche da aggiungere all'arsenale delle terapie farmacologiche esistenti.