sabato 12 settembre 2026

PERCHE' LA BEFANA E' BRUTTA?

SVELIAMO L'ARCANO

Perché la befana è brutta? La aspettiamo sempre con ansia, perché ogni anno ci porta calze piene di dolcetti e regali. Ma perché la Befana è brutta? Forse non lo sapevate, ma nei tempi antichi, la Befana assomigliava più a una dolce nonnina, che a una strega con il naso adunco e bitorzoluto: il suo nome inizia a comparire nel XV secolo, probabilmente come storpiatura della parola Epifania e si pensa che venisse dato ai fantocci di paglia che i contadini usavano bruciare nei campi per propiziare la fine dell’inverno. Rappresentare la Befana come strega bruttina e antipatica che simboleggiava l’anno vecchio e la stagione fredda in cui era più difficile trovare da mangiare, aiutava sicuramente ad avere più voglia di distruggerla senza pietà con il fuoco purificatore. Il fatto che la sua comparsa coincideva con la fine delle festività natalizie e che non sempre era un evento positivo, specialmente per i bimbi più birichini che nella calza trovavano solo pezzi di carbone, ha contribuito al modo in cui la si descrive tutt’oggi. Oggi hai imparato perché la befana è brutta!
 

AMARCORD

IL RECORD DI PIETRO MENNEA 

Oggi, 47 anni fa, il leggendario Pietro MENNEA , stabilì a Città del Messico il record di velocità sui 200 metri. Superato oltre vent’anni dopo da Usain Bokt , rimane tutt’ora il primato europeo . 
 

“IL CANTAGIRO”

ANTONIX PER LA QUARTA VOLTA CONSECUTIVA IN FINALE NAZIONALE A “IL CANTAGIRO” CON IL NUOVO INEDITO “LIBERA”

Il giovane cantautore salentino Antonio Perrone torna sul palco della Finalissima Nazionale a Senigallia con un brano intenso contro le relazioni tossiche, il controllo e la violenza di genere.

GLI ALIMENTI CHE AUMENTANO IL RISCHIO CARDIOVASCOLARE

SCOPRIAMOLI INSIEME 

Merendine, snack confezionati, piatti pronti e bevande zuccherate sono tra gli alimenti ultra-processati che fanno parte della quotidianità di milioni di cittadini europei, e la loro diffusione continua a crescere. E questo accade nonostante da anni la ricerca scientifica stia accumulando evidenze sui rischi associati al loro consumo. A provare a colmare questo gap ci pensa ora un importante documento di consenso della Società Europea di Cardiologia, pubblicato sull'European Heart Journal.

CROCIERA DA 181 MILA DOLLARI

GIRA IL MONDO IN 371 GIORNI 

Il viaggio tocca 220 porti, 62 Paesi e 6 continenti, dura oltre un anno e costa fino a 180 mila dollari se si sceglie la suite migliore. 

SHELTON- ZVEREV LA FINALE

SUPERATI TIAFOE E KHACHANOV

Dopo la maratona con Alcaraz termina alle 3.33 del mattino, Ben perde il primo set ma vince i 3 successivi. Domani sera la sfida con Zverev per rimettere sul trono di New York un americano dopo Andy nel 2003. Il tedesco da par suo supera agevolmente KHACHANOV e punta al bis dopo Wimbledon . 


 

venerdì 11 settembre 2026

PENSIERO DEL GIORNO

EH GIÀ 

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PERCHE' FACCIAMO I SOGNI?

SCOPRIAMOLO INSIEME

Perché facciamo i sogni? Quando dormiamo, il nostro cervello non solo riposa, ma rielabora i ricordi, le emozioni e le informazioni che ha acquisito durante il giorno: questo processo ci porta a sognare, anche se non sempre, quando ci svegliamo, riusciamo a ricordarci quello che abbiamo sognato o a dargli un senso. Perché facciamo i sogni? La scienza si interroga da tempo sull’utilità dei sogni e, secondo una delle teorie più recenti ed interessanti, si pensa che sognare serva a superare i traumi che a volte viviamo nella realtà: gli scienziati del Centro per i Disordini del Sonno di Boston, infatti, hanno dimostrato che le storie spesso incredibili che viviamo nei nostri sogni sono legate a delle forti emozioni. Più passa il tempo, però, più la memoria di alcuni eventi che ci hanno colpito o sconvolto si mescola con altri ricordi e questo ci aiuta ad alleggerire il peso che un evento traumatico o molto coinvolgente ha nella nostra mente: è un po’ come se continuassimo a diluire una vernice, annacquandola finchè non diventa più chiara e trasparente. Il padre della psicanalisi Sigmund Freud, invece, aveva elaborato una teoria secondo la quale i sogni sono una rappresentazione di desideri e istinti che, normalmente, reprimiamo nella vita di tutti i giorni, perché considerati sbagliati o esagerati dalla società civile. Spesso, però, l’uomo ha tratto ispirazione da ciò che ha involontariamente immaginato mentre dormiva e molte invenzioni geniali o capolavori artistici, sono stati elaborati proprio prendendo ispirazione dai sogni. Oggi hai imparato perché facciamo i sogni!
 

LA "PROVA" CHE I VIAGGI NEL TEMPO SONO REALI

ECCO COSA HANNO NOTATO ALCUNE PERSONE

Le teorie sui viaggi nel tempo affascinano da sempre l’immaginario collettivo, ma di recente una presunta prova visiva ha catturato l’attenzione di visitatori e utenti web di tutto il mondo. L’episodio si è verificato nelle sale della National Gallery di Londra, dove un’opera d’arte del XVII secolo è finita al centro di un acceso dibattito virale. Il quadro in questione è il Ritratto di Frederick Sluysken (noto anche come Ritratto di un ragazzo), dipinto nel 1652 dal maestro olandese Ferdinand Bol, allievo di Rembrandt. L’opera raffigura un nobile bambino di otto anni vestito con eleganti abiti dell’epoca, tenendo in mano una coppa. Tuttavia, ad attirare lo sguardo dei visitatori non sono stati l’espressività del viso o la maestria pittorica, bensì un dettaglio anacronistico situato nella parte inferiore della tela.

Un paio di sneaker del futuro nel XVII secolo?

Osservando attentamente le scarpe nere del giovane ritratto, diversi visitatori hanno notato la presenza distintiva di un simbolo bianco inciso sulla pelle della calzatura sinistra. Il segno ricorda in maniera incredibilmente precisa il celebre baffo Nike (lo Swoosh), il logo dell’iconico marchio di abbigliamento sportivo nato soltanto nel 1964, ovvero oltre tre secoli dopo la realizzazione del dipinto. La scoperta ha immediatamente scatenato l’ironia e la fantasia degli appassionati sui social media, dove molti utenti hanno iniziato a ipotizzare che il giovane rappresentato potesse essere un viaggiatore temporale venuto dal futuro o il possessore del primo paio di sneaker della storia.

Tra le varie interpretazioni emerse, vale la pena evidenziare gli elementi chiave del fenomeno:

Il dettaglio visivo: Un segno bianco ricurvo che ricalca quasi alla perfezione il design del logo moderno.

L’effetto pareidolia: Il fenomeno psicologico che porta la mente umana a identificare forme note e familiari in oggetti o dettagli casuali.

La spiegazione storica: Gli esperti d’arte e i curatori del museo hanno chiarito che il presunto “logo” è in realtà un semplice sbieco di luce o l’apertura della fodera in tessuto bianco della scarpa dell’epoca.

Anacronismi nell’arte: suggestioni e psicologia visiva

Ovviamente non si tratta della prima volta che un’opera d’arte classica venga indicata come potenziale indizio di viaggi nel tempo. Anche negli anni passati, casi analoghi hanno coinvolto dipinti in cui i soggetti sembravano impugnare uno smartphone, come nel caso del dipinto L’attesa di Ferdinand Georg Waldmüller del 1860, dove la protagonista tiene in mano un piccolo libro di preghiere o altri oggetti del XXI secolo. Gli storici dell’arte ricordano quanto il nostro punto di vista moderno influenzi anche la percezione delle immagini che provengono dal passato. La tendenza a proiettare degli oggetti tecnologici o dei marchi contemporanei su opere antiche nasce proprio dalla familiarità che abbiamo con la cultura di massa odierna. Sebbene il dipinto di Ferdinand Bol non sia la prova scientifica di un salto nel tempo, ha dimostrato come un dettaglio curioso possa riavvicinare il grande pubblico all’arte classica con uno sguardo nuovo e divertito.

 

"L' AI STERMINERA' IL GENERE UMANO ENTRO IL 2030"

LA SCIOCCANTE PROFEZIA

Le dimissioni di Jacob Coxon da Anthropic riaccendono il dibattito sui rischi legati allo sviluppo dell’AI e all’estinzione umana. Il 27enne ricercatore britannico ha deciso di lasciare una delle aziende più importanti nel settore dell’intelligenza artificiale dopo aver lavorato per circa tre anni tra Anthropic e OpenAI. La sua scelta è stata accompagnata da una denuncia pubblica particolarmente dura: secondo Coxon, le principali aziende del settore starebbero correndo verso la realizzazione di sistemi capaci di migliorarsi autonomamente, senza aver ancora risolto adeguatamente i problemi legati alla sicurezza.

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